• Alessia Moccia

La leggerezza di essere fili d’erba

Strappare lungo i bordi. La serie di Zerocalcare di cui non si fa che parlare negli ultimi giorni.

Il racconto di un viaggio, come ha affermato lo stesso autore, con all’interno dinamiche di vita quotidiana.

Il tutto accompagnato da una narrazione schietta, senza filtri, dal punto di vista diretto del protagonista.


Zerocalcare, personificando la sua coscienza in un armadillo, mostra l’oscillazione perenne tra certezze traballanti e insicurezze che fanno parte della vita quotidiana. Una coscienza sarcastica, che ci prende quasi a pugni in faccia e ci porta a scontrarci con quello che, tante volte, non riusciamo a dire a noi stessi.

Una serie che unisce e ci fa sentire tutti “sulla stessa barca”. Verrebbe quasi da chiedersi come sia possibile l’esistenza di una persona in grado di guardare dentro tutte le nostre vite, quasi come ci conosca tutti, e racchiuderle in un racconto di un’ora e mezza.

La sensazione che questa serie ci lascia è proprio quella di aver avuto qualcuno che, attraverso uno schermo, sia riuscito a guardarci dentro.

In un’epoca in cui si è abituati ad ostentare i propri successi e che forse non lascia spazio al diritto, a volte, di cadere, la serie va oltre quella patina luccicante che ci portiamo addosso nella vita quotidiana, mostrandoci quel lato che tutti sappiamo di avere ma che molte volte abbiamo paura di vedere. Mettendosi a nudo l’autore ci mostra come tutti viviamo le stesse piccole grandi tragedie della vita quotidiana. Osserviamo le vite degli altri pensando che siano migliori della nostra ma, se le osserviamo più da vicino, ci rendiamo conto che non siamo poi così diversi da loro.


Strappare lungo i bordi è un’immagine che ci riporta a quando, da bambini, ci veniva chiesto di tagliare i fogli lungo una linea tratteggiata per poter dare vita ad una forma. Quel compito che ci ritroviamo ad affrontare anche da grandi per poter ritagliare la figura di ciò che siamo. Molte volte però i bordi che stavamo seguendo perché tracciati per noi da qualcun altro diventano indefiniti, sbiaditi, così la vita ci porta a strappare fuori da essi, a ritrovarci a fare i conti con i rimproveri della coscienza nostra e degli altri, che ripongono in noi tantissime aspettative. Ciò che ci rimane, tra dubbi e precarietà, è solo un armadillo che ci mette di fronte ad uno specchio e ci mostra tutto ciò che evitiamo quando abbiamo paura, quando “schiviamo la vita”. Mentre il tempo corre e il rischio di ritrovarsi in mano un foglio rovinato diventa sempre più probabile, naufragando, a volte, tra i pensieri di una coscienza che vorremmo solo ignorare, perché ci ricorda che la vita sta soprattutto in quelle cose che ci affanniamo ad evitare e forse tante volte lasciamo andare, non ascoltiamo il nostro armadillo, pensando che tanto quei bordi sono lì, esistono e non possono portarci fuori strada.

Ma è quando ci si rende conto che lo strappo c’è stato e che la forma, forse, non è quella che ci aspettavamo, che la realtà ci si pone davanti.


Ma perché questa serie ha avuto così tanto successo? Con ironia e semplicità, Zerocalcare ci mostra come la vita sia questa: ritrovarsi a lottare con pensieri della vita di tutti i giorni, dalla difficoltà di scegliere una pizza al sentirsi tutto il mondo sulle spalle e rimanere impantanati nel dubbio e nell’incertezza. Descrizione di una generazione che forse, lungo i bordi non ha mai strappato, che è andata altrove e altrove si è persa. Persa in un momento storico in cui le fondamenta tremano; giovani senza futuro, lavoro, certezze e anche, forse, senza sé stessi.

Con la sua ironia e intelligenza, Zero ci ha fatto sentire un po’ capiti e tra una risata ed una riflessione ci ha fornito quel caldo abbraccio di cui tutti abbiamo bisogno per ricordarci che, anche se sentiamo sempre il peso del mondo sulle spalle, non siamo altro che fili d’erba e, come tali, non dobbiamo aver paura di lasciarci spostare dal vento.